I vini

Canelli è una delle capitali italiane del vino. In pochi altri casi l’enologia e la viticoltura hanno influenzato così profondamente il paesaggio, l’economia, la storia, la vita stessa di una comunità. Sulle colline che circondano la città, la vigna esiste praticamente da sempre: dapprima per soddisfare un fabbisogno strettamente locale, poi, dal basso Medioevo, per alimentare un commercio sempre più fiorente e diffuso, destinato a diventare ben presto la maggior risorsa del territorio.

Nel territorio comunale sono attive 580 aziende vitivinicole. Gli ettari coltivati a vigneto sono 1500 con una produzione media annua di vino che supera i 100 mila ettolitri.

I vitigni coltivati sono in prevalenza: Moscato, Barbera, Dolcetto, Cortese, Chardonnay.

I vini principali: l’Asti spumante e il Moscato d’Asti “tappo raso”. Ma ci sono anche Barbera d’Asti, Dolcetto d’Asti, Cortese Alto Monferrato, Freisa d’Asti, tutti a denominazione d’origine controllata.

Il Moscato di Canelli

Una serie di Comuni contigui appartenenti rispettivamente alla tre regioni dell’Astesana, dell’Alto Monferrato e delle Langhe costituiscono nel loro insieme una zona che, a buon diritto, può chiamarsi “zona del Moscato…..”.

Così nel 1895, Arnaldo Strucchi, e Mario Zecchini, in una monografia dedicata al Moscato di Canelli definivano per la prima volta ed in modo impeccabile, l’area che molto più tardi sarebbe diventata la patria dell’Asti e del Moscato d’Asti D.O.C.G. I due autori avevano già capito che un vino di pregio non può mai essere disgiunto dalle terre da cui nasce: da esse, come la vite ne succhia gli umori e le linfe, assimila memorie, suggestioni, tradizioni, carattere, cultura.

Se il Moscato d’Asti e l’Asti rappresentano ormai il “genius loci” delle zone da cui provengono, a loro volta tali zone sono il presupposto principale alla loro unicità ed irrepetibilità.
Parliamo di “zone” al plurale perché non si può conoscere il Moscato se non si assimila prima questa fondamentale nozione: la sua area di produzione è “trinaria ” ed è costituita da considerevoli porzioni di tre fra le principali sub-regioni enoiche e Storiche del Piemonte, cioè l’Astesana, le Langhe e il Monferrato, che in essa si incontrano e dialogano senza rinunciare alle rispettive peculiarità. In questo meraviglioso trittico di personaggi, di memorie, di culture , Canelli è proprio nel mezzo, ombelico, fulcro, anello di congiunzione, avamposto di frontiera e “porta del Mondo” per usare un’espressione di Cesare Pavese.

Per secoli qui si intersecarono confini funestati da guerre incessanti, ma anche rotte di transito e di importanti percorsi commerciali. Poiché le frontiere separano ed uniscono in egual misura, Canelli ha visto per secoli scontrarsi gli uomini ed ha fatto in modo che la seconda attività potesse comunque sempre prevalere sulla prima.
Questo per la storia e per la geografia, per il Moscato e per l’Asti il discorso si ribalta completamente e Canelli diventa elemento generatore, luogo magico dove tutto ha avuto inizio, “alma mater” di questi due vini.

Il Moscato arrivò in Piemonte nel XIII secolo e si diffuse ben presto in tutta le Regione, sia pure in quantità modeste. Nel quattrocento emergevano già le prime aree pregiate: non solo Astesana e Monferrato, ma anche Saluzzo, Pinerolo etc. Nel cinque-seicento i Duchi di Savoia consolidano le fortune del Moscato di Canelli e di Calosso scegliendolo personalmente con le proprie tavole; i nemici Gonzaga, Marchesi di Monferrato, si rivolgono a Nizza e Santo Stefano Belbo per la stessa ragione.

A partire dalla fine del XVII secolo si innesca un particolare fenomeno: mentre in tutto il Piemonte la coltivazione del Moscato rimane stazionaria, o decresce fino a scomparire, a Canelli aumenta in misura esponenziale. Merito, sicuramente, di più razionali tecniche di vinificazione elaborate in loco e anche di maggior intraprendenza commerciale.

“Lo maggior frutto di questa terra egli è il vino, qual riesce delicato, dolce e perfetto, stante massime l’industria delli abitatori, quali su colli di ragionevol fattività ne traggono il sufficiente per vivere”. Così nel 1756 l’intendente delle Regie Finanze, in visita a Canelli, prendeva atto di una realtà consolidata ormai da molto tempo e al tempo stesso testimoniava l’avvenuta trasfomazione di Canelli da semplice cittadina agricola a centro enologico d’importanza europea, l’inizio di una “età dell’oro” per l’enologia canellese.

Il Moscato diventa la vita stessa della comunità, quando a partire dalla fine del Settecento nascono e si moltiplicano le prime industrie imbottigliatrici, moltiplicando i posti di lavoro e la popolazione residente, caratterizzando in modo indelebile l’economia, l’urbanistica, la società canellese. Già nel 1895 nel Comune di Canelli si coltivava la metà di tutto il Moscato esistente in Piemonte, e se ne imbottigliava e commercializzava la maggior parte.

Il miglioramento delle tecniche di produzione, e soprattutto il diffondersi dell’uso di bottiglie di vetro e di tappi di sughero, consentì al Moscato di Canelli di essere trasportato in tutto il mondo.

Moscato d’Asti docg e Asti spumante docg

La geografia del vitigno Moscato comprende il territorio dei seguenti Comuni:
Acqui Terme, Alice Bel Colle, Bistagno, Bubbio, Calamandrana, Calosso, Camo, Canelli, Cassinasco, Cassine, Castagnole Lanze, Castel Boglione, Castelletto Molina, Castelnuovo Belbo, Castel Rocchero, Castiglione Tinella, Cessole, Coazzolo, Cossano Belbo, Costigliole d’Asti, Fontanile, Incisa Scapaccino, Loazzolo, Mango, Maranzana, Moasca, Mombaruzzo, Monastero Bormida, Montabone, Neive, Nizza Monferrato, Quaranti, Ricaldone, Rocchetta Belbo, Rocchetta Palafea, San Giorgio Scarampi, San Marzano Oliveto, Santa Vittoria d’Alba, Santo Stefano Belbo, Sessame, Vesime.
Questa è la patria del Moscato, l’uva dolce che i Romani definivano “Apiana” perché in grado di attirare le api e che fino alla metà dell’Ottocento veniva utilizzata come frutta a fine pasto. Da uve Moscato sono vinificati l’Asti spumante e il Moscato d’Asti “tappo raso”, entrambi a denominazione d’origine controllata e garantita.

Il Moscato d’Asti docg (tappo raso)

Grazie all’azione meritoria di alcuni produttori ha conosciuto un successo senza soste; vino dolce con l’inimitabile aroma muschiato dell’uva di origine, delicato ed intenso, il Moscato d’Asti (tappo raso) rappresenta uno dei prodotti piu’ caratteristici della viticoltura pimontese.

L’Asti Spumante docg

Grazie all’intuizione di Carlo Gancia, che nel 1850 adattò la “methode champenoise” alle uve Moscato e all’intraprendenza di altri imprenditori, il mercato dell’Asti Spumante diventò, a partire dalla fine del secolo scorso, un autentico protagonista dell’enologia, vero ambasciatore del vino italiano all’estero. Oggi il mercato dell’Asti Spumante docg e’ imponente: 70 milioni di bottiglie vendute annualmente.
Tale successo e’ dovuto al suo aroma, ricco e intenso, con sensazioni che riportano ai fiori di acacia, glicine e di arancio, al miele selvaggio monferrino. Il segreto sta appunto nel mantenere fragrante e intatto tale aroma originale dell’uva in equilibrio di intensita’ dove la sensazione del dolce si attenua con la giusta freschezza, condizionata ambedue da contenuta alcolicita’ ed esaltate dallo sviluppo della spuma delle bollicine.