Tutti attori sul palcoscenico dell’Assedio

La prima edizione dell’Assedio di Canelli (anno 1613) si svolse il 20 e il 21 giugno 1992.

Era sindaco l’attuale presidente della provincia Roberto Marmo, assessore alle manifestazioni Giovanni Vassallo, assessore alla cultura Oscar Bielli.

L’idea dell'Assedio nacque da un gruppo intellettuali e giornalisti locali: Gian Luigi Bera, Giovanni Vassallo, Beppe Brunetto, Filippo Larganà. Si progettava di dar vita ad una manifestazione, su base storica, in grado di far emergere le radici culturali della città e, nello stesso tempo, di recuperare il patrimonio architettonico e urbanistico del centro storico.

A distanza di dieci anni, quel progetto si sta realizzando in grande, proprio grazie all'Assedio.

L’evento storico

Il fatto storico su cui s’incentra la manifestazione s’inquadra nell’ambito delle guerre per la successione del Ducato di Monferrato (1613-1617).

Alla morte di Francesco Gonzaga, duca di Mantova, nel 1612, che aveva diritti sul Monferrato, si aprirono controversie per la successione. Carlo Gonzaga, duca di Nevérs, dopo aver attraversato il fiume Belbo con un reggimento di cavalleria, uno di fanteria e con diversi cannoni, pose d’assedio Canelli, posta sul confine tra Savoia e Monferrato, interamente fortificata.

Per difendere gli interessi di Casa Savoia sul Monferrato, il duca Carlo Emanuele I decise di ricorrere alle armi.

La piccola guarnigione sabauda rimasta fu aiutata in modo determinante dalla popolazione che resistendo a tutti gli attacchi, costrinse i nemici a ritirarsi. Il duca di Savoia volle premiare i canellesi, esentandoli per trent’anni dal pagamento delle tasse.

La rievocazione storica

La rievocazione storica fu elaborata, nelle sue linee essenziali, a partire dal novembre 1991. I dettagli furono suggeriti da un’approfondita e avvincente ricerca storica, condotta dallo studioso Gianluigi Bera e pubblicata in 150 puntate su L’Ancora.

Decisivo fu l'incontro tra Bera, Giovanni Vassallo, consigliere delegato alle manifestazioni e al turismo, e Sergio Bobbio, bibliotecario e funzionario al turismo del Comune.

Sponsor ufficiale della prima edizione fu l’azienda Gancia.

La direzione artistica fu affidata ad Alberto Maravalle che, con la sua esperienza in campo teatrale, seppe correggere, nel tempo, stonature ed anacronismi nei personaggi in costume e nelle ambientazioni.

Da allora l’appuntamento fu fissato alla terza domenica di giugno. Tuttavia, nell’inverno del 1994, ci fu un’edizione bis per consentire le riprese televisive "Giorno di Festa" di Rai 2, con la biondissima Sandra Milo e il giornalista Bruno Modugno.

All’inizio le comparse (nobili, commercianti, contadini, popolani, frati, soldati, armigeri, cartomanti, saltimbanchi, giocolieri, ecc.) erano soltanto alcune centinaia, ma con gli anni aumentarono fino ad assestarsi alle attuali 2.500, grazie anche all’apporto di gruppi storici italiani e stranieri e di turisti (recentemente anche camperisti) appassionati del travestimento storico.

Anche quest’anno, il Comune di Canelli ha distribuito cinque mila metri di stoffa per confezionare nuovi costumi. La manifestazione costerà complessivamente 250 milioni.

Nella prima edizione c’erano già tutti gli ingredienti...

Come provano le cronache locali, fin dal suo esordio, c’erano tutti, proprio tutti, gli ingredienti principali della rievocazione storica.

Lo scenario della manifestazione fu circoscritto all’intero centro storico, dalle porte d’ingresso della città fino al Castello e ai prati Gancia, teatro di un’epica battaglia tra i due eserciti nemici, combattuta nel pomeriggio di sabato.

La battaglia conclusiva si svolge, la mattina dopo, tra la porta principale d'ingresso alla città e l’attuale piazza Cavour.

Il pranzo della vittoria, consumato alla domenica (quest’anno alla Foresteria Bosca), era, fin dalla prima edizione, più ricco e abbondante, a differenza del pranzo e della cena (la "cena del bove") del sabato, più essenziale e consono alla stato di assediati.

In dieci anni, lo schema della manifestazione è rimasto dunque invariato.

Stessi i rumori e gli odori di sottofondo: i tamburi (quest’anno ce ne saranno 150), lo sferrare degli zoccoli dei cavalli, gli spari degli archibugi, il rombo assordante delle cannonate, gli ordini gridati dai comandanti, le grida dei feriti, i concitati interventi dei soccorritori, i loschi maneggi dei briganti, l'andirivieni incessante dei popolani che, con animali e carri, cercano rifugio nel castello, l'odore dei cibi delle osterie e delle taverne, ecc.

Anche la zecca che coniava il "due fiorini" del 1613 – di rame, d’argento, d’oro – e il "testone" non mancavano nell’Assedio del 1992, come pure il banco del cambio.

Nel 1993 nasceva la "disfida della carra", un gioco inventato dallo storico Bera, che il Manzoni definirebbe però ‘verosimile’.

Nel 1997 nascevano il Blavio delli hostieri, allo scopo di premiare le migliori osterie in base ad alcuni precisi parametri (bontà, qualità e aderenza storica dei cibi, delle stoviglie, dell'ambientazione, ma anche cordialità dell'oste e degli inservienti) e il Senato dell’Astesana, organo consultivo della manifestazione.

Lo stesso anno, vale la pena ricordare, decollava anche la maratona di 10 chilometri intitolata "Sulle strade dell’Assedio".

Due anni fa, per premiare le migliori rievocazioni ed ambientazioni, veniva istituito il Bando della Ferrazza, concorso con consistenti premi in denaro (quest’anno 12 milioni complessivi in palio, il primo premio è di cinque milioni).

Oggi meglio di ieri

"Forse allora c’era più entusiasmo. – rileva Gianluigi Bera - Negli anni successivi è subentrata un po’ di stanchezza da parte dei figuranti canellesi. Tuttavia la qualità della manifestazione è migliorata, sia nella maggiore adesione storica dei costumi, dei particolari dell’abbigliamento e delle scenografie sia nel maggior rigore enogastronomico."

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